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Fare carriera in azienda

Se si ha voglia, non solo di lavorare, ma anche di far carriera in tempi non biblici e non si ha l’affanno disperato di ottenere un posto qualsiasi, purché sia un posto, meglio che – nel panorama generale del mercato – ci si indirizzi verso una azienda privata di medie dimensioni. Nelle aziende private o semi-pubbliche grandi, la dimensione dell’azienda si traduce necessariamente in un’organizzazione gerarchizzata in cui, se si capita nel filone giusto e con il capo giusto, si può anche far carriera, ma se il filone non è nell’ambito del “core business” dell’azienda o il capo è un invidioso o uno che non conta niente, si rischia di lavorare molto e abbastanza inutilmente, agli effetti della carriera. Le aziende private o semi-pubbliche a cui ci si riferisce sono quelle in cui una famiglia o alcuni azionisti privati sono proprietari dell’azienda in esclusiva o in parte, unitamente allo Stato o ad altri Enti pubblici.

È importante la dimensione dell’azienda, perché è diverso lavorare in una grande azienda, dove si rischia di essere un numero, dal lavorare in un’azienda in cui il proprietario conosce tutti i dipendenti. Anche se le qualità che verranno richieste a ragazzi e ragazze al momento dell’assunzione sono praticamente le stesse, è ovvio che è più facile essere notati, nel bene e nel male, in un’azienda di medie dimensioni che in un colosso, sia pure ben strutturato. In sostanza, si richiederà di avere idee innovative, di saper lavorare bene in un team, essere efficienti ed efficaci, ovvero saper raggiungere in tempi accelerati un risultato. Queste sono poi le qualità che, se messe in pratica, aiuteranno ad essere notati e, quindi, anche a fare carriera.

È ovvio che la presenza assidua in azienda non è un optional. Anche la migliore laureata, se soffre di influenze, rischia di essere sorpassata da chi è più resistente e non si ammala nemmeno se passa la vita tra un aereo e l’altro, ovviamente per esigenze aziendali. Inoltre, non guasta un po’ di umiltà, che non è necessariamente piaggeria. Avere tutto e subito non è possibile. Occorre dunque imparare, non considerare i più anziani come degli intoppi da aggirare. Il dirigente esperto si accorge di solito se una persona vale veramente, o se parla, ma non sa né gestire in proprio i problemi né risolverli. Inoltre, l’ambiente si rende conto presto se una, al di là della patina, è un’aspirante squala o una persona con solidi valori etici.

Una regola certa per fare carriera è quella di non dare niente per scontato, non mollare la tensione, mai, nemmeno quando il bambino ha la febbre. È un problema che si deve cercare di risolvere da soli, non con la collaborazione dell’azienda. Anche se un capo comprensivo si meriterà sicuramente un po’ di gratitudine dalla giovane impiegata che ha qualche problema, gratitudine che dovrà tradursi… in una maggiore efficienza e produttività, una volta superato il momento difficile. Le qualità che servono per essere individuate come una persona su cui puntare in un’azienda privata, sono utili anche in un’azienda semipubblica. Conta molto dove si finisce nell’ambito dell’azienda e quale è il capo a cui si è destinati, al momento dell’assunzione o in un tempo successivo. Se si finisce in un filone di tipo amministrativo-legale, di solito la carriera è più lenta, a meno di momenti particolari; se si finisce in un filone di tipo commerciale o di comunicazione è più facile incontrare persone che contano e, se si è capaci, emergere: se però si sbaglia, nella pubblicizzazione di un prodotto o in un comunicato ai giornali o alle televisioni, si rischia forte ed è probabile, anche se si ha un contratto a tempo indeterminato, che si sia messi a margine, finché – umiliati tutti i giorni – non ci si decida ad andarcene.

Insomma, come in tutte le occasioni della vita, anche in azienda dove il rischio e l’esposizione sono maggiori, si può fare carriera in fretta, ma si può anche essere bruciati in fretta; in aree più tranquille, più “tecniche”, in cui l’esposizione all’esterno è scarsa, se si è capaci, la salita è più lenta, ma il graico della carriera difficilmente subisce flessioni brusche. Un elemento importante nelle carriere di uomini e donne è la fortuna: inutile negarlo, ci sono geni incompresi in tutte le aziende e incapaci che pontificano, almeno fintanto che godono delle simpatie del capo. Nel quadro della fortuna, rientra il carattere del capo con cui si va a finire. Sono rari quelli che valorizzano i giovani e ancor più rari quelli che lodano e incoraggiano la carriera delle donne. Alcuni temono, specie se la donna è carina, che dire di lei che è molto brava induca i superiori a pensare ad un cedimento sentimentale, magari senile, altri trovano comodo adeguarsi agli stereotipi culturali più scontati sul conto delle belle ragazze, secondo i quali – anche se hanno due lauree e tre master – magari è perché hanno “sedotto” i professori e, comunque, non è possibile che una bella sia anche intelligente e dedita al lavoro.

Qualche volta capita un capo più “distaccato”, che – superata la diffidenza iniziale – aiuta a far carriera perché parla di noi ed evidenzia i nostri risultati positivi: tutto bene se il signore è uno che conta nella geografia aziendale, tutto inutile se il nostro è un signor nessuno. Il capo “normale” farà comunque in modo di correggere, anche solo con due virgole, la nostra bellissima relazione, per poter dire che l’ha fatta lui: in questo caso, frequentissimo, occorre solo aver pazienza. Prima o poi, qualcuno gli chiederà spiegazioni dettagliate che lui non saprà dare e dovrà chiamare l’autore o l’autrice dell’opera. In tale circostanza, il consiglio è di non essere affatto arroganti, ma anzi di citare spesso il capo che “aveva ben suggerito”. Il capo del capo, se non è scemo, capirà in fretta come stanno le cose. Dal modo di presentazione del proprio lavoro, anche egregio, il capo del capo capirà subito se avremo preso coscienza di quella serie di regole non scritte che costituiscono il tessuto aziendale in cui ci si muove – la prima delle quali è quella di una dignitosa umiltà nel presentare il proprio sudatissimo lavoro – e, se avrà la certezza di avere a che fare con un elemento collaborativo e non destabilizzante rispetto ai consolidati equilibri aziendali, la carriera verrà, più rapidamente di quanto si pensi.