Trampolini e paludi
Quando vi viene offerta una nuova posizione in azienda, come capire se ne vale la pena?
Il primo consiglio è di uscire dal mito della “promozione”, concetto legato alle vecchie strutture organizzative strettamente gerarchiche, più che a quelle moderne ed a volte usato per risolvere problemi aziendali un po’ furbescamente. Quante occasioni si chiamano Promozione di nome e Morte Civile di cognome! Non bisogna guardare la nuova posizione alla luce del passato, ma del futuro: un cambiamento utile è infatti quello verso una posizione che vi può dare più sbocchi nel futuro di quella attuale, in termini di competenze e relazioni. Nella nuova posizione resterete da due a cinque anni (ma in molte aziende della new economy, anche non più di sei mesi), ed il problema è poter crescere “anche dopo”.
Chiedetevi dunque: cosa imparerò di nuovo in questa posizione? Sono competenze e abilità che serviranno sempre di più, o sempre di meno? Chi sarà il mio capo, un/una forte manager in ascesa, o un/una posapiano che aspetta solo la pensione? Che contatti extra-aziendali mi consentirà questa posizione, rispetto alle alternative? I miei collaboratori sembrano all’altezza? Che chances di successo penso di avere nel coprire quel ruolo?
Rispetto a questa domanda, non preoccupatevi se in apparenza le competenze richieste sono molto diverse dalle vostre: anzi meglio così, perché sarete “costrette” a mettervi in gioco completamente e amplierete oltre tutto il vostro potere verso il mercato esterno. Valutate anche la quantità ed il tipo di stress che la nuova posizione comporterebbe e la compatibilità con i vostri ritmi personali e familiari. Con “tipo di stress”, intendo distinguere tra stress “da costruzione”, che mette a dura prova le vostre energie fisiche, mentali e nervose, ma in vista di obiettivi positivi e di iniziative da realizzare, rispetto ad uno stress “da distruzione”, cioè legato a problemi di clima interno, a ostacoli indipendenti da voi, ad obiettivi difensivi: è chiaro che una persona sana può reggere meglio grandi dosi del primo che del secondo. Sempre più, in definitiva, le posizioni si comparano in termini di “total reward” o ancora più correttamente, di “total satisfaction” (occorre parlare americano perché, ci piaccia o no, sono loro sempre i primi a comprendere e sistematizzare le nuove tendenze); secondo, cioè, una lista personalizzata in cui bisogna confrontare livello oggettivo e importanza relativa per noi di tutte le voci rilevanti.
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